La mia prima vita

Avevo 14 anni, quando dissi a mio padre:Babbo io voglio fare l'arredatrice.Mio padre alzò gli occhi dalla Gazzetta e disse a voce alta a mia madre che era era in cucina:Oh Rosita...lo senti i che lla vuol fare"E mia madre di rimando...Siiii... figurati... così e la muore di fame!!!
Non sapevo scegliere. Volevo scrivere, e leggevo così tanto che a scuola dovevano togliermi i libri, se no li bevevo.Volevo scrivere ma sapevo che probabilmente sarei davvero morta di fame scrivendo.Imparavo Dante a memoria leggevo Hemingway e rubavo i libri di mio padre dalla sua biblioteca.Ma non potevo vedere un tavolo senza fiori sopra o un letto senza cuscini o una tovaglia male apparecchiata. Così nei miei sogni, avevo ripiegato sull'arredamento.Erano gli anni settanta e non se ne parlava. Era da pochi anni che la casa era un must. Prima ci si accontentava di quello che si ereditava dai nonni. I miei nonni vivevano in un antico palazzo con una torretta del 500 da cui mio padre osservava i giovani tedeschi in ritirata dopo la fine della guerra e li salvava rischiando la vita. L' affaccio sulla campagna toscana era quantomeno pittoresco.Aveva 13 anni durante la guerra, mio padre.
Ma negli anni settanta già si iniziava a capire che era bello vivere in case comode e riscaldate. Così mia madre contro il parere di tutti, si trasferì dal palazzo antico nel centro storico dove vivevamo in periferia. Un palazzo pieno di stanze e sgabuzzini, in un piccolo appartamento modernissi...
Fonte di notizie:
shabbyechic
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